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19 Febbraio 2025Banfi e Brunello di Montalcino
Banfi è una storica azienda vinicola in Toscana che è riuscita a veicolare nel mondo il nome Brunello di Montalcino, una denominazione molto riconosciuta e prestigiosa. Proprio grazie a Banfi la maggior parte degli stranieri conosce Brunello di Montalcino, vino prodotto al 100% con l’uva Sangiovese grosso. Igor Marini, global wine ambassador di Banfi, ha condotto una bellissima degustazione per raccontare i 5 vini più importanti che Banfi produce, le diverse espressioni di Brunello di Montalcino e le diverse annate (tra il 2019 e il 2016), che partono da entry level per arrivare a grandi riserve. Ma prima di iniziare con la parte gustativa, ha fatto un’incursione importante nella storia dell’azienda per far comprendere meglio questo grande vino.
Banfi nasce nel 1978 per mano dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani, esportatori di vini italiani negli Stati Uniti con la Banfi Vintners, fondata nel 1919 dal loro padre Giovanni F. Mariani. Lui era profondamente appassionato dall’Italia e dalla sua enogastronomia, anche perché da ragazzo era spesso ospite della zia Teodolinda Banfi. Dunque, il nome dell’azienda deriva proprio da lei, Teodolinda, donna di forte personalità e grande esperta di vini. Il progetto era partito con pochi ettari a disposizione, ma oggi Banfi ha ben 2830 ettari complessivi, con circa 850 ha vitati, tra cui 173 a Brunello. Negli anni 70 esistevano solo 14 produttori di Brunello, oggi nella stessa zona dove il numero di ettari di vigneti è rimasto sempre lo stesso, ce ne sono ben 250, tra cui molti noti, grazie anche alla reputazione che ha creato Banfi.
Per chi non lo sapesse, il nome Brunello è dovuto ad un soprannome di uva Sangiovese che così chiamavano a Montalcino, luogo di origine di Brunello. E’ l’uva rossa principale italiana, la più coltivata in Italia, l’uva toscana per antonomasia, e Montalcino – la denominazioni più famosa del Sangiovese in Toscana. E anche se Chianti, Morellino, Nobile di Montepulciano sono tutti vini a base di Sangiovese, nessuno ha saputo declinare questa uva in maniera qualitativa e prestigiosa, come Brunello di Montalcino.
Dunque, per una bottiglia di Brunello pronta da bere per legge bisogna aspettare 5 anni, che significa che oggi, nel 2024, il Brunello di Montalcino più giovane che si possa trovare nel commercio, è del 2019. Questo succede perché Brunello ha una rara alchimia, bilanciamento e armonia che hanno bisogno di tempo, e le importanti caratteristiche gustative che sono i tannini e l’acidità. Perché proprio 5 anni? Perché i tannini necessitano di questo minimo periodo per arrivare all’armonia e al bilanciamento. Ed è un periodo molto importante sia dal punto di vista produttivo che dal punto di vista economico.
46 anni fa le menti sagge locali avevano deciso di investire nella produzione agricola, racconta Igor Marini, e da allora Brunello di Montalcino è diventato una delle denominazioni più famose insieme a Barbaresco, Barolo e Amarone. Adesso la zona di Montalcino è molto richiesta per la produzione vinicola, e il costo di un vigneto è aumentato tantissimo, forse anche eccessivamente, e non è una parola a caso.
Per un produttore che vuole iniziare oggi, è molto rischioso investire nel Brunello, ed è estremamente difficile riuscire a coprire l’investimento. Un ettaro di un vigneto costa da 600 a 800 mila euro. Con un ettaro si fanno più o meno 6 mila kg di uva, per produrre circa 12 mila bottiglie che si possono vendere solo dopo 5 anni. Non solo bisogna aspettare 5 anni per guadagnare 1 euro, ma nel frattempo riuscire a sostenere altre 4 vendemmie e investire in legni, perché il disciplinare dice che il Brunello deve affinare minimo 2 anni in legno, e 3 nel caso della Riserva. Per questo serviranno tanti legni per le 5 annate, e anche uno spazio importante dove tenere il tutto. E questo è il motivo per cui nessuno oggi parte da zero per produrre Brunello.
Quello del Brunello è un disciplinare protetto, gli ettari a disposizione sono solo quelli, e per aumentare la propria produzione si possono comprare vigneti solo da un altro produttore. Di conseguenza il sistema è stabile proprio per i costi elevati dei vigneti. Tutto questo era per dire che Brunello di Montalcino non sarà mai un vino economico.
Banfi è stato il primo a studiare il Sangiovese come uva, prima di allora nessuno aveva mai capito che esistevano circa 650 cloni, che si comportavano in una maniera diversa a seconda del luogo, dell’età, del suolo, del microclima, ecc. I cloni sono stati studiati da Banfi per la prima volta negli anni 80, e per la prima volta Banfi non solo ha individuato tutti i 650, ma gli ha limitati a 180, poi a 18, e poi a 3 per ottenere il primo Brunello di Montalcino fatto con la selezione clonale di soli 3 cloni di Sangiovese. Questi 650 cloni in seguito sono stati combinati con circa 29 tipologie di suolo dell’azienda, e da qui si può capire quante combinazioni, quanti diversi stili di Brunello si possono ottenere. I 5 Brunelli in degustazione sono molto diversi tra loro, ma nello stesso tempo sono tutti figli dello stesso disciplinare, della stessa area di produzione, della stessa uva.
Il Sangiovese di Montalcino ha caratteristiche diverse da quello di Chianti o della Maremma, perché è particolarmente ricco di tannini e di acidità e naturalmente scarico di colore. Così, già in partenza sarà sempre molto trasparente, aranciato, quasi tendente al granato. La sua caratteristica principale è l’intensità. Al naso i Brunelli non sono mai statici, non hanno un profumo tipico, e il bello di questo vino è la complessità. Si parla di un range di profumi molto ampio, sia in bocca ma soprattutto al naso. E questo multistrato è l’incastro dei 5 anni di affinamento, specie in legno (il Brunello di Banfi al 95% viene affinato nelle grandi botti), ovviamente, con un passaggio in bottiglia molto lungo. Questi vini sono tutti complessi, intensi, persistenti.
Il primo Brunello di Montalcino Castello Banfi 2019 si presenta come un vino all’apparenza datato, un po’ scarico, tendente al granato. Al naso arriva subito una parte floreale fresca e una parte speziata, note fruttate di ciliegia e prugna, note terrose, leggermente erbacee e carnose.
In bocca mantiene l’equilibrio. Si sente subito il tannino che fa partire la salivazione. La maturazione dei tannini è importante perché il vino è in grado di resistere molti anni. In fondo, il tannino, l’acidità e l’alcol sono la spina dorsale di qualsiasi vino. Quindi in bocca si avverte l’astringenza, ma soprattutto l’aumento della salivazione. Non ci sono residui zuccherini, non è particolarmente morbido. E’ un vino secco, molto asciutto, lascia la bocca assolutamente pulita, ma da il meglio di se in abbinamento con il cibo.
A berlo da solo risulta essere astringente e tannico, invece se è accompagnato, lega immediatamente i tannini al cibo, ed per questo è il più grande pulitore della bocca a disposizione. Brunello forse è più eclettico e versatile dei vini. Per quanto riguarda la longevità: tannini, acidità e alcol sono ingredienti principali per mantenerlo in vita, e il Brunello supera tranquillamente i 20 anni, e di più, visto che anche i vini di 30-40 anni sono vivaci e freschi, asciutti, e cambiano molto al naso. Dunque, parliamo di un vino fresco, molto elegante e estremamente longevo.
Il Brunello di Montalcino Castello Banfi è un blend di circa 29 vigneti, che sono 29 microparcelle diverse per l’esposizione, il suolo, il microclima, la ventilazione ecc, e per questo ogni parcella può diventare un Brunello a se, vendemmiato, fermentato e invecchiato separatamente dagli altri. Dopo questi processi separati i 29 cloni vengono messi insieme in grandi vasche per poi essere imbottigliati con il nome Castello Banfi. Il vantaggio della clonazione è che se uno dei 29 cloni dell’annata non dovesse andare bene, non lo si usa per il Brunello, ma per il Rosso di Montalcino. Quindi se una delle 29 zone non funziona, si procede all’assemblaggio solo di quelle qualitativamente più idonei a Brunello.
Il secondo Brunello si chiama Poggio alle Mura 2019, che è il nome del Castello medievale, oggi un resort di lusso con un ristorante stellato all’interno. Si trova in mezzo ad una ventina di ettari di Sangiovese.
Il suo colore è più concentrato del primo vino. Al naso arriva qualche nota più speziata, più vivace, il frutto croccante, un po’ di legno. In bocca la trama tannica si fa più soffice, i tannini non sono così aggressivi e ruvidi, c’è sempre una buona acidità e la morbidezza. La zona intorno al castello ha l’esposizione perfetta per la maturazione che rende l’uva più ricca, più carica, più concentrata, e rende questo Brunello più moderno rispetto al precedente.
Sembra essere addirittura meno alcolico rispetto alla sua gradazione di 15°, grazie al suo grande equilibrio.
Il terzo Brunello Vigna Marrucheto 2019 è l’emblema del concetto della zonazione. Nasce nel 2016 per la prima volta, e questa era la sua quarta vendemmia. Gli enologi di Banfi notavano da anni la qualità eccelsa delle uve del vigneto Marrucheto, e alla fine hanno deciso che potesse diventare un singolo vigneto, un grand cru, che può vantarsi di una nuova etichetta tutta sua. Per essere vigna si deve essere iscritti nel albo dei vigneti di Montalcino, si deve passare la selezione che riguarda la storicità e la qualità di produzione, dopo di che il Consorzio autorizza a scrivere VIGNA in etichetta, che sarebbe un sinonimo di grand cru, la più alta scala qualitativa di vigneti che si può trovare a Montalcino.
All’aspetto è ancora più colorato, va sulle sfumature rubino, è molto più concentrato e più ricco grazie ai polifenoli che si traducono in colore e in tannini. In bocca è ancora più astringente rispetto ai primi due, ma è anche meno ruvido. La sua caratteristica principale è l’intensità, anche al naso è molto più ampio e più largo, è come se le sue caratteristiche si fossero ampliati sia al naso che alla bocca. E’ più robusto e concentrato, più speziato, longevo e complesso.
Il quarto Brunello si chiama Poggio alle Mura Riserva 2018, ed è il fratello maggiore del secondo vino. All’interno di questo grande vigneto è stata individuata una piccola parcella che di solito matura meglio, ed è stato deciso di tenerla separata, lasciar invecchiare il vino un anno in più, per farlo diventare Riserva, la cui denominazione prevede 6 anni di invecchiamento. In azienda la chiamano “una parcella fortunata”.
Rispetto al secondo Brunello, è molto più concentrato di colore grazie soprattutto ad un anno in più in legno. È più spezzato e leggermente più ampio e più intenso, ha una nota pepata e “aggredisce” il naso in verticale. Il tannino in questo caso è molto più soffice, i 3 anni in legno danno una grande mano alla morbidezza del tannino che si sente tanto, ma in complesso il vino è morbido, bello salato e ha una buona acidità. Si sente una nota dolce, di cioccolato e di caffè, e anche se la tostatura è leggera, il legno è percepibile. Nonostante la sua potenza, è bello equilibrato.
Il numero 5 è il Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 2016, il più vecchio della degustazione, che proviene da una collina più importante. Come il terzo Brunello, è una singola vigna, un toponimo , che viene prodotto fin dal 1985. E’ la prima Riserva che Banfi abbia prodotto, e viene da un vigneto singolo. A differenza degli altri, questo Brunello si fa solo quando il vigneto è eccezionale, è stato prodotto solo 9 volte negli ultimi 25 anni, e l’ultima volta è stata, appunto, nel 2016. E’ il vino più iconico e più costoso di circa 50-60% degli altri che produce Banfi. La sua differenza dagli altri Brunelli dal punto di vista stilistico: fa solo botte grande, è molto più livellato, non punta sul verticale.
Tendente al granato, ha note rinfrescanti: qualche piccolo spunto di menta, di eucalipto, i sentori balsamici. Il tannino è più soffice che rende il vino più morbido, molto più lungo, elegante e complesso. E’ un cavallo di razza che si produce in pochissime bottiglie che vanno in giro per il mondo (in Italia ce ne sono circa 600)
In conclusione: Banfi e Brunello sono cresciuti insieme, Banfi è diventato famoso grazie a Brunello, ma anche il Brunello è diventato famoso grazie a Banfi.
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Banfi: Sito Ufficiale
Autrice Giulia Nekorkina
Moscovita di nascita, romana di adozione, la Rossa per gli amici. Laureata in lingue, giornalista e scrittrice, vivo in Italia da 30 anni e mi occupo di enogastronomia e di viaggi. Scrivo di cucina, ristoranti, viaggi, vino e bollicine. Ho pubblicato 4 libri in Russia e 13 libri in Italia che trattano le tradizioni gastronomiche e svelano le curiosità legate alle ricette di entrambi i paesi.
Negli anni passati ho collaborato con diverse testate in Italia e in Russia, come Gambero Rosso, Scatti di Gusto e Gastronom. Sono stata protagonista della trasmissione televisiva del Gambero Rosso Channel “La Cucina degli altri”, e ho tenuto svariati corsi di cucina. Non ho mai smesso di cucinare, attualmente lo faccio in qualità di personal chef per gli eventi privati. Scrivo tutt’ora per il mio storico blog, Rossa di Sera, e per James Magazine, una testata di lusso.
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