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Falezze
Falezze è una piccola azienda familiare nella zona di produzione della Valpolicella DOC, guidata da Luca Anselmi che rappresenta la terza generazione dei vignaioli con oltre 85 anni di storia.
La sua cantina è circondata da boschi, ulivi e vigne storiche che rappresentano un’ambiente ideale per la coltivazione della vite fatta da sempre con metodi tradizionali e rispettando i ritmi della natura. Dalla terrazza che ospita le degustazioni, si può ammirare un paesaggio unico e immenso, che si estende dalle pendici dei monti Lessini fino alla pianura padana.
In mezzo a questi paesaggi incantati Luca e la sua famiglia curano personalmente la campagna, privilegiando una produzione volutamente limitata e artigianale: dalle 10 alle 15 mila bottiglie l’anno tra Amarone della Valpolicella, Amarone Reserva, Valpolicella Superiore Ripasso e Valpolicella Superiore, per regalare l’espressione più intima del suo legame al territorio.

Corvinone, Corvina e Rondinella rappresentano la classica produzione della Valpolicella e di Falezze in particolare, e poi in azienda ci sono alcune parcelle dedicate a Croatina e Oseleta che entrano nell’uvaggio di alcuni vini per conferire un colore più intenso, una buona dose di tannino e di speziatura. Il vino più emblematico della Valpolicella, l’Amarone, si basa sulla tecnica di appassimento. Il fruttaio di Falezze garantisce il processo di appassimento naturale, favorito dalle correnti di aria fresca che attraversano la valle di Mezzane.
Fin dal suo ingresso nell’azienda, le idee di Luca erano chiare: concentrare la ricerca su questo terroir per creare un vino che ne fosse l’espressione più autentica, un vino più unico che raro, da produrre in quantità limitata. E proprio per questo il suo Amarone della Valpolicella Riserva è diventato un’edizione esclusiva numerata con soggetto diverso sull’etichetta per ogni singola bottiglia.
Per questo ho voluto fare una chiacchierata con Luca Anselmi per farmi raccontare in dettaglio il suo progetto, la storia del vino così particolare che riporta dei magnifici cavalli, tutti diversi, sulle etichette della Riserva.

“Penso al mio vino come a un’opera d’arte, creata sulle sensazioni che trasmette e perfettamente incorniciata nel paesaggio in cui sorge.”
Chi è Luca Anselmi?
Preferisco partire dall’inizio per non tralasciare nulla e per essere più completo nel mio racconto. Sono alla terza generazione dei produttori. Mio nonno Severino produceva il vino nella damigiana, poi era mio padre Sergio a portare avanti l’azienda, e poi nel 2008 ho preso in mano il progetto di mio nonno attraverso la realizzazione delle bottiglie.
Quindi parliamo proprio degli inizi?
Si, nel 2008 ho cominciato a produrre le mie bottiglie riprendendo in mano questa vecchia tradizione di famiglia. Nel 2010, dopo 2 anni di vinificazione, ho cominciato a fare dei progetti più concreti, perché avevo appena finito di studiare la biologia molecolare ed ero nel pieno di microbiologia enologica perché avevo appena finito un progetto molto importante al livello mondiale. E sempre nel 2010 ho iniziato a lavorare ad una vinificazione particolare fatta di Oseleta, Corvina, Corvinone e Rondinella.
L’Oseleta è l’uva che è studiata di più, curata di più, insomma, l’Oseleta appassita è un po’ diversa dai miei colleghi visto che tante volte loro non l’appassiscono perché rischiano di avere il grado zuccherino troppo alto. Nei miei metodi di cantina non c’è niente di chimico, son tutte cose naturali. E sono riuscito, anche attraverso lo studio dei lieviti, a utilizzare i lieviti biologici, ma utilizzandoli un po’, diciamo, “al limiti”, tirandoli un po’ per i capelli attraverso le mie conoscenze della biologia, sono riuscito ad avere un vino di uva Corvina, Corvinone, Rondinella e la buona percentuale di Oseleta che ovviamente rimane un segreto “dello chef” che è mio. E sono riuscito a fare questo vino molto particolare, diverso rispetto a quelli dei miei colleghi.

Quando è stato definito bene il suo progetto?
Da quel mio “segreto dello chef” è nata l’idea, che mi ha portato a fare il progetto concreto nel 2010, poi l’anno successivo ne ho fatto un altro, e nel 2012 sono riuscito finalmente a trovare il giusto equilibrio. Così quella del 2012 è stata la prima annata. Infatti, non sono uscito con 1000 bottiglie, ma solo con 400, perché inizialmente questo era uno sperimento. L’esperimento riuscito dopo aver trovato il giusto equilibrio, il giusto modo di lavorare. E così sono andato avanti per gli anni successivi, fino ad oggi.
E le etichette?
Fatalità, nel 2010 il mio suocero, Niko Kherkeladze, che è l’artista più famoso della Georgia, pluripremiato e anche il professore universitario, è stato selezionato insieme a tanti altri artisti, per creare una galleria d’arte con le loro opere a Louvre a Parigi. Per questa iniziativa il Louvre aveva contattato anche i mercanti d’arte, tra cui uno che collabora con il mio suocero, e gli ha detto di dover partecipare a tutti i costi a questa manifestazione, molto importante al livello mondiale, dove vincere porterebbe l’immenso prestigio a chiunque.
Mio suocero ha acconsentito di partecipare, ma non con l’idea di vincere, infatti, non aveva portato una delle sue migliori rappresentazioni, ma una normale, certamente bella, ma probabilmente non la migliore. Invece è arrivato primo! Questo gli ha dato una notorietà ancora maggiore, e il Louvre lo ha premiato come il miglior artista della mostra. E non solo l’hanno premiato, ma lo hanno anche inserito nel circolo degli artisti francesi ad honorem. E così ha avuto un successo pazzesco che lo ha lanciato al livello internazionale.

E poi com’è andata?
Io dal canto mio nel 2012 ero riuscito a portare fino in fondo il mio progetto di vino, e ho detto al mio suocero :”Ma perché non facciamo una cosa insieme?” Lui era nel pieno delle richieste, lo hanno sommerso dalle commesse di tutto il mondo, e praticamente solo dopo qualche anno mi ha detto: “Va bene, Luca, facciamolo, un progetto insieme!”. Penso, l’ha detto anche perché nel 2015 è nato il mio figlio, e lo ha accettato sotto la spinta emotiva: Niko, essendo artista, è una persona molto emotiva, lavora e vive con le emozioni.
E così abbiamo cominciato a lavorarci insieme, anzi, il mio suocero a cominciato a disegnare ogni settimana un cavallo diverso. Ma gli ho detto: “Guarda, mi serve una bozza, solo una bozza, non un cavallo intero, vorrei uno schizzo, una tua idea di realizzazione di un cavallo”.
E perché proprio un cavallo?
L’idea di un cavallo è nata nello studio di mio suocero che io ho frequentato tantissimo, perché mi piace molto guardare i geni, gli artisti di alto livello, come si muovono. Io lo guardavo per ore a dipingere, e ancora ce l’ho nella mente le sue gesta, le sue pennellate, i suoi movimenti, cose che mi emozionano sempre.
Dunque, nel suo studio aveva un grande disegno, attaccato al muro con lo scotch, che lui si arrotolava e portava via con se ogni volta che si spostava tra la casa di campagna e la città, quando andava da una parte all’altra, arrotolava questo foglio e se lo portava dietro.
Era una rappresentazione di una storica battaglia famosa – lui è anche un professore di storia. Questa battaglia si chiama Battaglia di Didgori, combattuta nel 1200, nella quale i georgiani (sotto la guida del Re Davide IV di Georgia, ndr) che erano un quarto rispetto ai turchi, sono riusciti ad arginarli e a riconquistare Tbilisi (la capitale), che era rimasta per secoli in mano ai musulmani. Nel corso di questa battaglia i turchi sono stati costretti alla fuga e grazie a questo i georgiani sono ritornati ad essere cristiani.
Per questo Niko aveva disegnato la battaglia e ne era sempre stato molto affezionato. Eppure lo scorso anno me lo ha regalato, e per me stato bellissimo, ho messo il quadro nella mia sala degustazione. La cosa più bella di questo quadro è che ci sono disegnati tanti cavalli magnifici. Anche se lui di solito disegna altro. Anche per questo i cavalli mi avevano tanto emozionato, e per questo che è nata l’idea di disegnare proprio i cavalli per l’etichetta. Infatti alla fine lui ne ha disegnati mille, tutti diversi.

Quindi un cavallo diverso per ognuna delle mille bottiglie di Amarone Riserva?
Si, certo. Questo è un progetto unico al mondo, e non solo per le etichette, ma per le scatole di legno che abbiamo realizzato per le bottiglie. Ho voluto richiamare quel disegno che è presente sulle scatole, diviso in cinque frammenti. Quando si mettono insieme le 5 scatole, è come se fosse un puzzle che forma la battaglia di Didgori e richiama l’idea del progetto.
Io penso che il cavallo sia nato come un animale che da una marcia in più all’umanità. Il cavallo è sempre stato presente nella vita quotidiana, nei lavori e nei combattimenti, e ha fatto la differenza al livello dell’evoluzione dell’uomo. Per cui ho voluto legare ulteriormente questa idea alle origini dell’uomo che, come sappiamo, è molto legato al cavallo. E così anche le origini dell’Oseleta, della mia uva che è legata alle origini della Valpolicella, essendo l’uva autoctona. Per cui questo legame con le origini collega tutto il progetto Riserva.
Ogni anno i mille cavalli si ripetono sulle mille etichette. Una cosa bella è che quando uno compra una bottiglia, ha diritto della prenotazione dell’annata successiva, per cui può avere la sua bottiglia personale con tutte le annate che vuole, un’altra cosa molto particolare.

Ed è così che è nata la collezione, limitata e numerata, di Amarone Riserva Falezze, un vino da una struttura importante, un vino color rubino intenso, complesso ed elegante, perfetto per lunghi affinamenti e i momenti di meditazione. Mille bottiglie esclusive, presentate in scatole di legno che parlano di una grande tradizione e delle origini. Un’idea dell’unicità di un’opera artistica, perché ogni bottiglia è un pezzo unico, contraddistinto da un diverso soggetto in etichetta.
Falezze aderisce alla FIVI, un’associazione che riunisce i vignaioli indipendenti italiani, riconoscendo nell’azienda i valori di una viticoltura autentica, custode del territorio e della cultura del vino italiano.
Falezze, sito ufficiale
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Autrice Giulia Nekorkina

Moscovita di nascita, romana di adozione, la Rossa per gli amici. Laureata in lingue, giornalista e scrittrice, vivo in Italia da 30 anni e mi occupo di enogastronomia e di viaggi. Scrivo di cucina, ristoranti, viaggi, vino e bollicine. Ho pubblicato 4 libri in Russia e 13 libri in Italia che trattano le tradizioni gastronomiche e svelano le curiosità legate alle ricette di entrambi i paesi.
Negli anni passati ho collaborato con diverse testate in Italia e in Russia, come Gambero Rosso, Scatti di Gusto e Gastronom. Sono stata protagonista della trasmissione televisiva del Gambero Rosso Channel “La Cucina degli altri”, e ho tenuto svariati corsi di cucina. Non ho mai smesso di cucinare, attualmente lo faccio in qualità di personal chef per gli eventi privati. Scrivo tutt’ora per il mio storico blog, Rossa di Sera, e per James Magazine, una testata di lusso.
Scopri di più: Giulia Nekorkina




