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L’informazione al tempo del coronavirus
di Marino Macciò
Siamo in mezzo alla tempesta e tentiamo di tenere saldo il timone delle nostre vite con la speranza che quanto prima si possa scorgere un scoglio, un lembo di terra.
Quanto sta accadendo in queste settimane ha profondamente sconvolto la nostra quotidianità, le nostre abitudini, il nostro stile di vita. Chi più chi meno, ognuno di noi scadenza la propria giornata nell’attesa di notizie rassicuranti che spesso lasciano il campo a bollettini di guerra. Siamo uomini, siamo fragili e, anche se gli addetti ai lavori sostengono che la razza umana nelle situazioni di pericolo riesce sempre a dare il meglio di sé, spesso lo sconforto ci assale con la pesante sensazione che al peggio non ci sarà fine.
Una delle armi di cui noi esseri umani siamo dotati per sconfiggere primordiali paure, come da sempre sono state quelle legate alle pandemie dalla peste nera all’influenza spagnola per finire con il nostro nemico odierno, il Covid19, è il ricorso alla ragione.
Mi si potrebbe obbiettare che difronte al galoppante avanzare del coronavirus, privi come siamo di cure preventive e con tempi molto incerti, per usare un eufemismo, per giungere alla validazione di un vaccino specifico, la ragione può aiutarci ben poco e lascia spazio alla sorte, al destino quasi sempre…crudele. Qui ovviamente, confidando nel riconosciuto valore apotropaico del gesto, mi tocco…
Ma torniamo alla ragione. Come si può mantenere attiva questa funzione vitale? Uno dei modi più efficaci è informarsi. Leggere, ascoltare, analizzare, confrontare e confrontarsi. Buone pratiche che valgono sempre e a maggior ragione quando tutto intorno a noi sembra non avere senso, sembra sopraffarci.
Arriviamo al punto. Informarsi si ma dove, attraverso quali mezzi, attingendo a quali fonti? La nostra contemporaneità è sopraffatta dai mezzi di informazione e chi come me è nato in tempi lontani, quando in Italia esisteva soltanto un canale Rai per intenderci, si rende forse conto più delle nuove generazioni della rivoluzione epocale che la rete e i social hanno prodotto specialmente in questo mondo.
Un profluvio di mezzi, canali Tv, radio, giornali tradizionali e online, blog, social…Tutti giornalisti, tutti pronti a informare; la stragrande maggioranza solo sedicenti giornalisti e sedicenti informatori. Un tempo non molto lontano chi si assumeva il compito di informare e di approfondire, al netto delle distorsioni del potere purtroppo sempre in agguato in ogni contesto sociale, sentiva in sé l’obbligo morale di verificare le fonti, approfondire i contenuti, validare i testi di supporto. Poteva sempre incorrere in errore ma con dedizione e amore per la propria professione/passione gli sbagli erano contenuti, residuali. Oggi si deve correre sempre e non si ha più il tempo di produrre informazione corretta, affidabile.
Il tema delle fake news, pur rappresentando un vulnus profondo in una società sommersa e condizionata da dati e notizie, non lo prendo qui in considerazione dal momento che, per quanto mi riguarda è catalogabile sotto la voce “distorsioni del potere” di cui in precedenza. M’interessa l’altra informazione, quella che si presume, come dicevo prima, corretta e affidabile. Non penso a testate giornalistiche o ad altre fonti in particolare, perché la tendenza all’improvvisazione, alla ricerca forsennata del dato sensazionale ancorché privo di riscontri riguarda tutti, più o meno, ma tutti.
Siccome non mi piace parlare a vanvera sollevo un caso specifico che riguarda un tema di massimo interesse in queste settimane di profonda difficoltà per tutti noi. Quanti ogni sera oramai da giorni, verso l’imbrunire, attendono il bollettino della Protezione Civile che ci aggiorna sull’andamento della diffusione di questo bastardissimo virus? A sentire in giro moltissimi. Ma quei dati, chiari, freddamente precisi come giungono a noi, in modo corretto o distorto? Sono dati semplici, nella loro tragicità, e anche uno come me, poco incline a far di conto, può facilmente comprenderli. Ma anche qui i mezzi d’informazione, dai più noti ai blog riservati a pochi intimi, ci mettono del loro, distorcono i numeri e deformano la realtà.
La protezione civile ogni sera comunica diversi dati e in particolar modo due macro dati. Il totale dei positivi al momento della rilevazione giornaliera e il totale dei contagiati in pari data, oltre al triste numero dei morti e a quello rassicurante dei guariti. Per calcolare la tendenza di diffusione del contagio, la curva di crescita/decrescita, è logico e alquanto banale che si calcoli la differenza tra il numero dei contagiati di quel dato giorno con il numero del giorno precedente.
Banale, logico? Certamente ma testate giornalistiche di assoluto rilievo nazionale continuano da giorni a sbagliare comunicando il numero dell’incremento dei positivi al posto di quello corretto dei nuovi contagiati. Purtroppo per un verso e per fortuna per un altro, il numero dei positivi al coronavirus oltre che l’aumento dei nuovi contagiati sconta quotidianamente il decremento del numero dei morti e quello dei guariti. E’ cosa diversa e serve per altro scopo, ovvero principalmente per la valutazione complessiva del carico di sofferenza del sistema sanitario.
Questo è un esempio di cattiva informazione e proprio mentre scrivo mi sono accorto che una delle testate on line a cui mi riferivo ha, dopo giorni e giorni, corretto il proprio errore e nel titolo a tutta pagina ha scritto le cose come effettivamente stanno. Mi fa piacere ma tanti altri insistono nell’errore: basta procedere oltre.
P.S. qualcuno potrà pensare che le mie sono soltanto elucubrazioni mentali, acuite dalla “reclusione” di questi lunghissimi giorni. Può essere, io non escludo niente ma il mio in fondo è soltanto un invito a ragionare con la propria testa, conoscendone i limiti, i miei sono innumerevoli, e le capacità…e riguardo a queste ultime, intendo ovviamente le mie, preferisco stendere un velo pietoso.
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