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13 Gennaio 2025Nella vita tutto torna, è solo questione di tempo. Lo dimostra il percorso della cantina più antica del Lazio, Casa Divina Provvidenza, un’autentica storia di miseria e nobiltà.
C’erano una volta due sorelle, sig.ra Trovarelli Maria Rosa in Battistelli e Giulia, entrambe figlie di Giuseppe, che nel 1821 posarono la prima pietra su terreni incolti e sabbiosi in contrada La Seccia, nell’entroterra di Nettuno, in provincia di Roma. Dopo 200 anni esatti, questa cantina viene consacrata come una delle eccellenze del territorio laziale. Guarda caso, anche oggi è gestita da due sorelle, Adelaide e Piera. Sarà una coincidenza o una mano divina? Non lo sapremo mai, anche se la risposta potrebbe essere nel nome: l’azienda vinicola in questione si chiama Casa Divina Provvidenza.
Durante i due secoli passati sono successe molte cose. Nel 1890 fu formalizzata la cessione della proprietà a Frate Orsenigo, fondatore dell’Ospedale Casa Della Divina Provvidenza a Nettuno, finanziata dalla sua attività odontoiatrica all’Isola Tiberina presso Fatebenefratelli. Questi 6 ettari di terreno servivano per assicurare un approvvigionamento alimentare all’ospedale e allo Stato del Vaticano. Fra Orsenigo vi fece piantare viti, ortaggi e alberi da frutta, scavare un pozzo e costruire una casa colonica a fianco del vecchio Casale Rosso, diventato in seguito un museo della proprietà, una piccola bomboniera piena di reperti unici.
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Oggi Casa Divina Provvidenza è un’azienda vitivinicola solida e affermata, che possiede 60 ettari di terreno tra diversi appezzamenti. La sua anima sono le due sorelle Adelaide e Piera Cosmi, due donne grintose e intraprendenti, che provengono da una famiglia di viticoltori in terza generazione. Grazie ai Cosmi l’azienda è tornata a splendere come una volta, producendo vini di qualità, applicando le tecnologie moderne, scegliendo i macchinari migliori, ma senza perdere di vista il passato. Ciò non sarebbe stato possibile senza puntare sulla tradizione, sulla storia di un territorio e sulla riscoperta dei vitigni autoctoni, il Cacchione in primis.
Il Cacchione è un antico vitigno che pare, derivi dalle stesse piante coltivate in questa zona in epoca romana, che, probabilmente, dava origini al vino bevuto da Cicerone, Caligola e Nerone. Plinio lo aveva addirittura citato come “pantastico”, ovvero, uva pane, visto che i contadini lo consumavano proprio con il pane. Il Cacchione nel calice sfoggia il colore giallo paglierino e profumi di frutta gialla e di agrumi, regala al palato l’intensità e qualche nota salmastra. E di facile beva da giovane, ma si presta all’affinamento nelle barrique, acquisendo eleganza, inoltre è un’ottima base per le bollicine grazie alla giusta acidità.
Per scoprire la storia di Casa Divina Provvidenza, la cosa migliore da fare sarebbe incontrare le sorelle Cosmi e il loro enologo Marco Delli Zotti direttamente sul luogo, in questa antica tenuta, circondata, come una volta, da sei ettari di vigneto, dagli ulivi e dai pini mediterranei. In una splendida giornata autunnale, quando il tepore del sole accarezza dolcemente la pelle e le vecchie vigne, mentre la brezza marina, appena percettibile, stuzzica l’olfatto con le note salmastre, una chiacchierata scorre liscia e piacevole, come un calice di vino.
Per un’azienda vinicola come la vostra, il rapporto con il tempo dovrebbe essere molto speciale, com’è?
(A) Il nostro tempo è fatto dal passato e dal futuro. Il profondo legame con il passato fa parte della nostra storia, anzi, l’azienda è la storia stessa perché rappresenta il territorio, la storia, naturalmente, papale, perché era del Papa. Ed è anche la tradizione del luogo, dei nostri vigneti e della viticoltura che purtroppo per un periodo di tempo è stata abbandonata. Il futuro, invece siamo noi che cerchiamo di far rivalutare il territorio. Lo stiamo facendo un pezzettino per volta, sperando di riuscirci sempre di più.
Il vostro presente, invece, è scandito dal vino e dalle sue esigenze…
(E) Se il tempo è tiranno, lo è anche il vino. I suoi tempi sono dettati ogni giorno dalla vite, dal momento che germoglia fino a quando produce, poi arriva alla maturazione, e alla raccolta. Ma anche in cantina, una volta ottenuto il vino, tra vari travasi e i affinamenti, anche essi sono tutti scanditi dal tempo che dobbiamo assecondare.
Torniamo un po’ nel passato. La vostra avventura con la Casa Divina Provvidenza è iniziata poco più di 20 anni fa, esattamente nel 2000, com’è andata?
(A) Semplicemente è nato un sogno. Noi siamo viticoltori da tre generazione, ma sia mio nonno e che mio padre hanno sempre prodotto l’uva per venderla ai terzi, ed era la nostra unica fonte di guadagno. Invece il mio sogno era mettere quell’uva in una bottiglia. E da quando eravamo piccoline, io, passando vicino alle grandi cantine, dicevo a mia mamma: “Un giorno diventerò come loro”. E lei, un po’ titubante, mi sorrideva e non ci credeva. Ma poi ci siamo riuscite per davvero, grazie ai nostri genitori che ci hanno sostenuto e grazie alla nostra squadra. È stato un percorso lungo, i ventuno anni lunghissimi, anche se sono passati velocemente e intensamente, ed è così ancora oggi.
Non ci si riesce a credere che il Vaticano abbia venduto una sua proprietà, si può dire che è stato un piccolo miracolo?
(A) Forse è stato un percorso divino, è quando si dice che il destino esiste, ed è tracciato in qualche modo. È stato mio padre a vedere per primo l’azienda. Arrivato per caso, l’ha vista, completamente abbandonata e in rovine, e ha pensato a qualcosa di grandioso, perché conosceva il nostro sogno. E ha avuto la lungimiranza di capire che questa azienda potesse diventare qualcosa di speciale nel futuro.
(P ) Quando abbiamo iniziato il percorso, non avevamo neanche sperato di acquistarla, ma solo di capire cosa si può fare per tirarla su. E poi all’improvviso, dopo un salto del buio, il sogno si è realizzato. Quando abbiamo capito che presto l’azienda avrebbe compiuto 200 anni, ci siamo messe a fare le ricerche per studiare la sua storia, tornando indietro nel tempo. Arrivate al 1821, all’improvviso ci siamo rese conto che all’origine di tutto c’erano due sorelle che purtroppo non avevano eredi, e questo ha causato una successione delle persone che non avevano famiglia.
Le due sorelle avevano venduto allo Stato del Vaticano, che ha mantenuto la proprietà fino al 2000, quando noi abbiamo fatto l’atto di compravendita con la Sua Santità Giovanni Paolo II.
Avete per caso trovato qualche bottiglia antica? Chissà com’era il vino dei Papi?
(P ) No, purtroppo. Abbiamo trovato tanti altri reperti, soprattutto della guerra, e anche gli attrezzi per l’agricoltura, ma all’epoca nemmeno si usava il vino imbottigliato, solo sfuso. Ricordiamoci che lo questa azienda produceva per lo Stato del Vaticano, invece la vendita all’esterno, alla ristorazione, ha iniziato ad avvenire negli anni 70. Le prime bolle di accompagnamento che abbiamo trovato, erano datate 1978-1979, e il vino arrivata addirittura al Tripolino, un vecchio ristorante che si trovava all’ingresso del borgo di Nettuno, che ora non c’è più.
Com’è stato creare un’eccellenza nel Lazio, il territorio che nell’ultimo secolo è stato bistrattato, ma che per fortuna sta prendendo la rivincita grazie al terroir unico e alla qualità dei vini?
(E) Al contrario di quello che si dice, il Lazio è sempre stato vocato alla viticoltura, lo sapevano già gli antichi romani. Il vino più conosciuto della regione è il Frascati. Purtroppo mentre al livello enologico tutta l’Italia cresceva, il Lazio era rimasto arretrato perché ancorato alle vecchie cantine sociali che davano priorità ai quantitativi e non alla qualità. Appena si è iniziato a capire che bisognava cambiare il modo di produrre, le cose sono cambiate. Qui i terreni sono molto fertili, ci sono terreni sabbiosi e terreni vulcanici, perché si va da mare alla montagna, e anche il clima è favorevole.
Insomma, il Lazio sta rinascendo?
(A) Si, decisamente! Ed io posso azzardare un’ipotesi che nei prossimi 15 anni il Lazio supererà di gran lunga alcune regioni come l’Umbria o l’Abruzzo. Secondo me con la nascita di tantissime piccole aziende, se tutti lavoreranno della direzione della qualità, il Lazio può vivere una grande svolta.
Cosa volete comunicare ai vostri clienti?
Adelaide e Piera si guardano, sorridono e dicono insieme: “Come diceva Goethe, la vita è troppo breve per bere vini mediocri. Lo ripetiamo all’infinito. Non si può godere di qualcosa che non sia un’eccellenza, che non abbia valore, soprattutto nel nostro mondo che gira così in fretta.”
È vero che ci vuole un po’ di educazione per distinguere il vino buono da uno meno buono?
(P ) Abbiamo notato che negli ultimi anni c’è una bella crescita dalla parte del cliente. E più attento, più esigente, e lo vediamo tutti i giorni. Sono soprattutto i giovani, forse perché sono più aperti, che hanno tantissima voglia di scoprire, di capire e di imparare.
(E) Comunque non c’è il vino buono e il vino cattivo, c’è il vino che piace o non. Quando apriamo una bottiglia, dobbiamo provare qualcosa, un sentimento, un piacere. Ed è sempre una questione di gusti, ma soprattutto di emozioni.
Di recente avete avuto tante soddisfazioni e riconoscimenti…
(A) Ultimamente siamo davvero pieni di premi! Dopo la pandemia, dopo quasi due anni durissimi, il nostro Cesanese è arrivato come il secondo miglior vino d’Italia secondo 5starwines The Book 2022, poi abbiamo ricevuto 4 grappoli al nostro Neroniano (Cacchione) e anche 3 tralci e mezzo (peccato non siano stati quattro!), sempre al Neroniano, e ora il premio dell’Award The WineHunter di Merano che va al nostro Cacchione base, ed è una soddisfazione enorme, perché sta diventando una nostra punta. Anche i 200 anni sono stati premiati, sia rosso che bianco. Possiamo dire che è stata un’annata favolosa.
È vero che il Cacchione viene spesso confuso con il Bellone?
(A) Questa è la mia battaglia personale che porterò fino alla fine, per il riconoscimento di questo vitigno e di questo territorio. Una DOC viene assegnata quando un vitigno ha delle determinate caratteristiche fisiche, chimiche e organolettiche date dal territorio, sia al livello del laboratorio, sia al livello gustativo ed olfattivo, esattamente come il Cacchione che nasce a piede franco nel nostro territorio e viene vinificato sempre qui.
Due anni fa ho iniziato il percorso con ARSIAL, ma la loro risposta è stata che il Cacchione è il fenotipo del Bellone, anche se non è la stessa cosa, è solo un ramo. Dunque, il mio prossimo obiettivo è la creazione di un Consorzio DOC Cacchione, così iniziamo a proteggere da disciplinare il territorio di Nettuno e di Anzio, il nostro piccolo prezioso lembo di terra. Noi adesso siamo già in 3 cantine a produrre il Cacchione, vuol dire che il territorio c’è, si sta muovendo e sta crescendo. Speriamo solo che anche i giovani ritornano in campagna per dare ancora più valore alle nostre zone.
Che progetti avete per il futuro?
(E) Punteremo sempre di più sul discorso del Cacchione a piede franco. La zona di Anzio e Nettuno ha i terreni sabbiosi, perfetti per il nostro vitigno autoctono, storico, che cresce solo qui, perché la coltivazione a piede franco avviene solo sui terreni sabbiosi, quindi, vicino al mare.
Si può dire che voi il vino ce l’avete nel sangue, cosa serve per farlo buono, oltre la passione e la materia prima?
(E) Semplice: ci vuole l’uva buona, un po’ di tecnica di vinificazione, le attrezzature e una corretta gestione di tutto ciò. E anche il tempo, che decide la materia prima. L’interferenza umana deve stare ai ritmi della natura.
Dicono che per innamorarsi di una persona ci vogliono 7 secondi, quanto ci vuole per innamorarsi di un vino?
(A) Due secondi, il tempo di un sorso.
Casa Divina Provvidenza: Sito Ufficiale
Autore Giulia Nekorkina
Moscovita di nascita, romana di adozione, la Rossa per gli amici. Laureata in lingue, giornalista e scrittrice, vivo in Italia da 30 anni e mi occupo di enogastronomia e di viaggi. Scrivo di cucina, ristoranti, viaggi, vino e bollicine. Ho pubblicato 4 libri in Russia e 13 libri in Italia che trattano le tradizioni gastronomiche e svelano le curiosità legate alle ricette di entrambi i paesi.
Negli anni passati ho collaborato con diverse testate in Italia e in Russia, come Gambero Rosso, Scatti di Gusto e Gastronom. Sono stata protagonista della trasmissione televisiva del Gambero Rosso Channel “La Cucina degli altri”, e ho tenuto svariati corsi di cucina. Non ho mai smesso di cucinare, attualmente lo faccio in qualità di personal chef per gli eventi privati. Scrivo tutt’ora per il mio storico blog, Rossa di Sera, e per James Magazine, una testata di lusso.
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